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martedì 14 gennaio 2014

Modi di dire: mettere all'indice


"Mettere all'indice" è un modo di dire che significa escludere qualcuno da una cerchia di amici, da un gruppo sociale, perché' ritenuto ostile e dannoso. L'indice dei libri proibiti, istituito alla chiusura del Concilio di Trento, nel 1563, elencava tutte quelle pubblicazioni che la Chiesa cattolica giudicava contrarie all'ortodossia o moralmente dannose e delle quali vietava la lettura ai propri membri.

Tra gli italiani finiti all'indice - scienziati, filosofi, pensatori, scrittori, economisti - vi sono stati Vittorio Alfieri, Pietro Aretino, Cesare Beccaria, Boccaccio, Giordano Bruno, Benedetto Croce, Dante, Gabriele D'Annunzio, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Giovanni Gentile, Giulio Cesare Vanini, Francesco Guicciardini, Giacomo Leopardi, Niccolò Machiavelli, Ada Negri, Petrarca,Enea Silvio Piccolomini (papa Pio II), Giovanni Pico della Mirandola, Adeodato Ressi, Girolamo Savonarola, Luigi Settembrini,Tommaso Stigliani, Niccolò Tommaseo, Pietro Siciliani, Pietro Verri e Antonio Rosmini.

 L'elenco comprendeva, fra gli altri, nomi della letteratura, della scienza e della filosofia come Francesco Bacone, Honoré de Balzac, Henri Bergson, George Berkeley, Cartesio, Colette, D'Alembert, Daniel Defoe, Denis Diderot, Alexandre Dumas (padre) e Alexandre Dumas (figlio), Gustave Flaubert, Thomas Hobbes, Victor Hugo, David Hume, Immanuel Kant, Jean de La Fontaine, John Locke, Karl Marx, Montaigne, Montesquieu, Blaise Pascal, Pierre-Joseph Proudhon, Jean-Jacques Rousseau, George Sand, Spinoza, Stendhal, Voltaire, Émile Zola e il filosofo del nazionalsocialismo Alfred Rosenberg.

Tra gli ultimi ad entrare nella lista sono stati Simone de Beauvoir, André Gide, Jean-Paul Sartre, Alberto Moravia, Aldo Capitini.

L'indice ebbe diverse versioni e fu soppresso solo il 4 febbraio del 1966 con la fine dell'Inquisizione Romana.




venerdì 24 febbraio 2012

I luoghi meravigliosi della letteratura italiana

Ci sono luoghi meravigliosi di origine letteraria che non esistono nella realtà ma di cui tutti usiamo il nome e conosciamo il significato. Il primo che vi illustreremo viene dal Decameron di Boccaccio (1350) ed è il Paese di Bengodi, un luogo di grande abbondanza soprattutto alimentare, dove non è necessario lavorare.

Ecco come lo descrive Boccaccio:

...in una contrada che si chiamava Bengodi, nella quale si legano le vigne con le salsicce, e avevavisi un'oca a denaio e un papero giunta, ed eravi una montagna tutta di formaggio grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli e cuocergli in un brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n'aveva: e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi dentro gocciol d'acqua.

Passiamo poi ad un altro bel paese, quello dei Balocchi de "le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi (1883).

Ecco come Lucignolo lo descrive a Pinocchio:

"Lì non vi sono scuole: lì non vi sono maestri: lì non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai. Il giovedì non si fa scuola: e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica. Figurati che le vacanze d'autunno cominciano col primo gennaio e finiscono coll'ultimo di dicembre. Ecco un paese come piace veramente a me! Ecco come dovrebbero essere tutti i paesi civili!"...in questo paese ci si diverte sempre e non si lavora mai."

E' interessante notare come a distanza di secoli i desideri dell'uomo siano sempre gli stessi: mangiare, bere e divertirsi, senza aver bisogno di faticare!

mercoledì 1 febbraio 2012

Anno bisesto anno funesto!

La regolazione degli anni bisestili risale ai tempi di Ottaviano Augusto, nell'8 avanti Cristo. Propri gli antichi romani sono responsabili di "anno bisesto anno funesto". Normalmente febbraio era infatti il "mensis feralis", il mese dedicato ai morti, in cui si tenevano i riti funebri per i defunti. Questo perché nel calendario antico febbraio era l'ultimo mese dell'anno che sarebbe ricominciato dal primo marzo.

Nei Paesi non latini e meno soggetti a tali influssi storici, ad esempio quelli anglosassoni, l'anno bisestile invece si considera beneaugurante e iniziare una attività il 29 febbraio è di buon auspicio. Curiosamente però proprio negli Stati Uniti d'America si è notato uno strano fenomeno: diversi presidenti eletti negli anni bisestili non portarono a termine il loro mandato, come è successo ad esempio a William Harrison, eletto nel 1840, e ad Abramo Lincoln eletto nel 1860.

lunedì 12 dicembre 2011

13 Dicembre: "Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia"


Contrariamente a quanto dice il proverbio il giorno di Santa Lucia, ossia il 13 dicembre, non è il giorno più corto dell’anno, che di solito è il 21 o 22 dicembre, cioè quando si verifica il solstizio invernale.
Il detto “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia” risale i
nfatti a 600 anni fa, quando il solstizio invernale cadeva proprio fra il 12 e il 13 rendendo questo giorno il più corto dell’anno. Riformando il calendario secondo accurate osservazioni astronomiche, Papa Gregorio XIII, nel 1582, decretò che si togliessero 10 giorni di sfasatura accumulati nei secoli precedenti: il solstizio passò così al 21-22 dicembre.

Va comunque rilevato che ancora oggi attorno al 13 dicembre si ha effettivamente un “accorciamento” delle giornate.

lunedì 17 gennaio 2011

Facia da toa

Più volte ci siamo occupate dei modi di dire italiani, spiegandone l'origine. Oggi vi spiegheremo l'origine di un modo di dire del nostro dialetto, strettamente legato alla nostra storia.
L'espressione che prenderemo in esame è “aver ‘na facia da toa” (avere una faccia di tavola/legno), corrisponde all'italiano "faccia di bronzo".
Con questa espressione si identifica una persona col viso imperturbabile, che non esprime emozioni.
L’origine di questo detto si fa risalire ai tempi an­tichi della Repubblica di Venezia. La leggenda veneziana ci narra che nell’anno 943 alcuni pirati, il giorno della Purificazione di Ma­ria, irrompessero nella chiesa di San Pietro al Castello e rapissero 12 spose. Il Doge Candiano III inseguì i pirati, li sconfisse nelle acque di Caorle e riportò le donne a Venezia. A ricordo dell’avvenimento venne istituita la Fe­sta delle Marie che col tempo divenne sfoggio di eleganza, motivo di rivalità e occasione di scontro tra le fazioni veneziane per la scelta delle belle ragazze che dovevano sfilare. La situazione rischiava di degenerare, così nel 1319 il governo decise di sostituire le ragazze con figure di legno costruite appositamente in Arsenale: il popolo soprannominò quelle figure “Marie de toa”. Nella tradizione la “Maria de toa” è la donna ossuta, magra e impeccabile, oppure una donna piatta, senza seno. Il motto è stato ripreso dal gergo teatrale quando nelle rappresentazioni della Commedia del­l’Arte veneziana oltre agli attori protagonisti ve­nivano introdotte nel palco delle figure di legno che rappresentavano le comparse. Ovviamente queste presenze avevano una espressione im­perturbabile e gli attori che non riuscivano ad im­pressionare il pubblico venivano paragonati a queste immagini e apostrofati come “facce da toa”.

venerdì 8 gennaio 2010

...il dado è tratto!

Il 10 gennaio del 49 a.C., sulle rive del fiume Rubicone (Romagna), che segnava il confine tra Italia e Gallia Cisalpina, Giulio Cesare proferì la famosa frase: “Alea iacta est”, ovvero: “il dado è tratto”. L’attraversamento del Rubicone significava infatti violare la legge che proibiva l’ingresso di uomini armati entro i confini dell’Italia e segnò l’inizio della guerra civile, conclusasi con la fine della Repubblica e l’inizio della dittatura personale di Giulio Cesare.

Oggi la frase allude a un’azione dopo la quale non si può più tornare indietro.

mercoledì 30 dicembre 2009

"passare la notte in bianco"


Sapete cosa si intende con l’espressione “passare una notte in bianco”?

Non riuscire a chiudere occhio...


Questo perché nel Medioevo chi doveva essere nominato cavaliere passava, vestito di bianco, una notte insonne.

mercoledì 9 dicembre 2009

Buono come il pane!

La bontà del pane è indiscussa... pensate al modo di dire "buono come il pane".
Ma di pani ce ne sono tanti.
Ora vi presenteremo quelli della tradizione veneta, che si sono distinti per il riconoscimento dei marchi DOP (denominazione di origine protetta) e IGP (indicazione geografica protetta).

Ciabatta
E' ormai diffuso in tutta Italia questo pane, nato grazie alle farine di glutine. A filone o a panino, è basso e rettangolare, croccante e con una morbida mollica.

Puccia di Cortina
In dialetto locale "puccia" indica una cosa fatta male, eppure la puccia ha un gusto straordinario, dovuto a un'erba che tradizionalmente si aggiunge all'impasto, lo "zigoinr".
E' questa varietà di origano selvatico, esclusiva della zona, a fare di questa focaccia un pane davvero speciale.

Rosetta Imperiale
Deriva dall'austriaco Kaiser Semmel, il panino degli imperatori, e si distingue dagli altri panini simili perchè è a lavorazione artigianale, ha l'interno pieno e viene spennellato d'albume prima di essere infornato.


Provateli tutti... sono una vera delizia!

mercoledì 2 dicembre 2009

Le metafore del corpo

Ci sono moltissime espressioni metaforiche che hanno a che fare con il corpo, qui sotto ne indichiamo alcune delle più famose, sapendo che le più colorite già le conoscete!

Aprire gli occhi = capire
Es. Tutti mi dicevano che eri meschino, ma ho aperto gli occhi solo ora!

Aprire le orecchie = ascoltare
Es. Adesso taci e apri bene le orecchie!
Aprire bocca = parlare
Es. Non voglio più sentir scuse! Non aprire bocca!

Tirare le orecchie = sgridare
Es. Ti devo tirare le orecchie, perché ti sei comportato male!
Dare una mano = aiutare
Es. Hai bisogno di una mano per portare le valige?

Chinare la testa = cedere
Es. Era colpa sua, non poteva continuare a insistere, ha dovuto chinare la testa!

Sputare sangue = faticare
Es. Ho dovuto sputar sangue, ma ce l’ho fatta!

lunedì 30 novembre 2009

...abbiamo fatto 30, facciamo 31

Sapete cosa si intende con l’espressione “abbiamo fatto 30, facciamo 31”?
Significa accettare di svolgere un lavoro imprevisto, dopo essersi già dati molto da fare.

Questo perché nel 1517 papa Leone X creò 30 nuovi cardinali, poi ricordò di avere escluso un prelato di grandi meriti e lo aggiunse.

martedì 24 novembre 2009

..."essere al verde"

Sapete cosa si intende con l’espressione “essere al verde”?
Significa non avere più soldi.
Questo perché anticamente all’inizio di un’asta, il banditore accendeva una candela tinta di verde alla base. Quando la fiamma arrivava al verde l’asta terminava.
Oppure l’asta si concludeva quando nessuno aveva più soldi: da qui nasce il detto.

martedì 17 novembre 2009

ma che "K" scrivi?

Si è diffusa l’abitudine di usare in sms e nelle e-mail “ke” al posto di “che”.


La “K” aveva preso una connotazione sovversiva, negli anni Settanta: la cosiddetta "K politica" era usata dall’estrema sinistra nei suoi slogan (es. lotta al Kapitale).


Ovviamente è ritornata di moda perché riesumata dai più giovani, in quanto ha anche un che di americano e di moderno.


L’uso di ke rientra sicuramente nella fretta di scrivere i messaggi, ma visto che si tratta dell’abbreviazione di una sola lettera, forse è meglio usare il più tradizionale, ma anche più elegante "che".

lunedì 16 novembre 2009

..."Paganini non ripete"


Sapete cosa si intende con l’espressione “Paganini non ripete”?
Significa rifiutarsi di ripetere un gesto o una frase.

Questo perché nel 1825, Niccolò Paganini si esibì al violino di fronte al re Carlo Felice.

Il re gli chiese un bis, ma il grande musicista rifiutò.

lunedì 2 novembre 2009

Fare le cose alla carlona

Sapete cosa vuol dire “fare le cose alla carlona”?
Significa fare le cose in maniera poco curata, frettolosa, con trascuratezza.



L’espressione deriva da Carlone, nome popolare di Carlo Magno, presentato nei tardi poemi cavallereschi come un sovrano "alla buona" (semplice, affabile ma un po' superficiale).

lunedì 26 ottobre 2009

I tarocchi della moda italiana

I tarocchi sono delle carte da gioco che servono anche a predire il futuro…ma l’espressione “tarocco” in italiano gergale significa “un falso, una patacca”, lo si usa generalmente parlando di capi d’abbigliamento ed accessori griffati, non originali, falsificati.
Ma attenzione perché a mescolare le carte ci hanno pensato gli stilisti Dolce e Gabbana, più famosi con la firma D&G.
La loro collezione di profumi, Anthology Fragrance, si ispira proprio agli antichi tarocchi marsigliesi.
Il N°1 “Le Bateleur” è un profumo fresco con note aromatiche di cedro, melone e vetiver; adatto sia agli spiriti creativi, sia a quelli pratici.
Il N°3 “L’impèratrice” è un eau de toilette dolce, dai sentori di cocomero, kiwi, rosa, muschio e ciclamino… perfetto per le ambiziose.
Il N°6 “L’amoreux” combina bergamotto con pepe rosa, cardamomo e ginepro, insieme a foglie di betulla, legno e muschio; profuma di “animi tormentati”.
Il N°10 “La Roue de la Fortune” fonde tuberose, gardenia e gelsomino, con benzoino, patchouli, un pizzico di banana e agrumi canditi… è molto passionale!
Il N°18 “La Lune” propone un mix di giglio, tuberose, sandalo, muschio e cuoio; sa di libertà!
Testimonial (tutti senza veli ) delle nuove fragranze sono Tyson Ballou, Naomi Campbell, Noah Mills, Eva Herzigova e Fernando Fernandes, Claudia Schiffer.

Nel caso nessuno di questi profumi si addicesse a voi, pazientate: mancano ancora 17 Arcani Maggiori!