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mercoledì 1 febbraio 2012

Anno bisesto anno funesto!

La regolazione degli anni bisestili risale ai tempi di Ottaviano Augusto, nell'8 avanti Cristo. Propri gli antichi romani sono responsabili di "anno bisesto anno funesto". Normalmente febbraio era infatti il "mensis feralis", il mese dedicato ai morti, in cui si tenevano i riti funebri per i defunti. Questo perché nel calendario antico febbraio era l'ultimo mese dell'anno che sarebbe ricominciato dal primo marzo.

Nei Paesi non latini e meno soggetti a tali influssi storici, ad esempio quelli anglosassoni, l'anno bisestile invece si considera beneaugurante e iniziare una attività il 29 febbraio è di buon auspicio. Curiosamente però proprio negli Stati Uniti d'America si è notato uno strano fenomeno: diversi presidenti eletti negli anni bisestili non portarono a termine il loro mandato, come è successo ad esempio a William Harrison, eletto nel 1840, e ad Abramo Lincoln eletto nel 1860.

lunedì 12 dicembre 2011

13 Dicembre: "Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia"


Contrariamente a quanto dice il proverbio il giorno di Santa Lucia, ossia il 13 dicembre, non è il giorno più corto dell’anno, che di solito è il 21 o 22 dicembre, cioè quando si verifica il solstizio invernale.
Il detto “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia” risale i
nfatti a 600 anni fa, quando il solstizio invernale cadeva proprio fra il 12 e il 13 rendendo questo giorno il più corto dell’anno. Riformando il calendario secondo accurate osservazioni astronomiche, Papa Gregorio XIII, nel 1582, decretò che si togliessero 10 giorni di sfasatura accumulati nei secoli precedenti: il solstizio passò così al 21-22 dicembre.

Va comunque rilevato che ancora oggi attorno al 13 dicembre si ha effettivamente un “accorciamento” delle giornate.

venerdì 8 gennaio 2010

...il dado è tratto!

Il 10 gennaio del 49 a.C., sulle rive del fiume Rubicone (Romagna), che segnava il confine tra Italia e Gallia Cisalpina, Giulio Cesare proferì la famosa frase: “Alea iacta est”, ovvero: “il dado è tratto”. L’attraversamento del Rubicone significava infatti violare la legge che proibiva l’ingresso di uomini armati entro i confini dell’Italia e segnò l’inizio della guerra civile, conclusasi con la fine della Repubblica e l’inizio della dittatura personale di Giulio Cesare.

Oggi la frase allude a un’azione dopo la quale non si può più tornare indietro.