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martedì 13 marzo 2012

Il giallo di Leonardo Da Vinci e la Battaglia di Anghiari

Uno dei più avvincenti gialli della storia dell’arte è sempre stata la ricerca della perduta Battaglia di Anghiari di Leonardo Da Vinci.

Nel 1503 Leonardo ricevette l’incarico di raffigurare la battaglia su una delle pareti del Salone del Gran Consiglio di Palazzo Vecchio, la sede del governo fiorentino.

A metà del secolo, però, con il ritorno dei Medici a Firenze venne deciso di far rimodernare il salone a Giorgio Vasari, che realizzò sei nuovi affreschi sulle pareti est e ovest della sala. Da allora si è sempre ritenuto che la Battaglia di Anghiari di Leonardo fosse stata distrutta.

Ma l'ingegner Maurizio Seracini (docente dell’università di San Diego e fondatore del Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology della University of California) si è appassionato a un piccolo stendardo che recita “chi cerca trova” dipinto in un angolo della parete del Vasari e si è chiesto se non fosse quello un indizio messo dal Vasari stesso per aiutare i posteri nel recupero dell’opera leonardesca.

Proprio in questi giorni, grazie ad una sonda ad altissima tecnologia, munita di telecamera, si è entrati in un'intercapedine del muro attraverso sei minuscoli fori e qui si sono raccolti dati dal valore inestimabile.

Vasari probabilmente, infatti, costruì una sorta di parete sopra l'opera di Leonardo, dipingendoci sopra la Battaglia di Marciano e lasciando così intatta "La Battaglia di Anghieri". L’intercapedine registrata dalle sonde, infatti, non è presente in nessun altro punto del Salone.

Aspettiamo, trepidanti, nuove notizie sul caso!

martedì 6 settembre 2011

Accadde un secolo fa..

Nella notte fra domenica 20 e lunedì 21 Agosto del 1911, la Gioconda venne "rapita" proprio nella sua casa, al Louvre di Parigi. L’autore del furto fu un giovane italiano Vincenzo Perruggia, partito dalla provincia di Varese per lavorare come decoratore in Francia.

Perruggia, avendo lavorato per il famoso museo, conosceva bene le abitudini del personale del museo e compì il colpo senza grossi problemi.

Il 7 settembre seguente venne accusato del furto Guillaume Appollinaire, in quanto il poeta aveva affermato di voler distruggere le grandi opere del passato per dar spazio all'arte nuova, e successivamente niente meno che Pablo Picasso.

Perruggia aveva portato il quadro in Italia, con l'intenzione di darlo alla Galleria degli Uffizi, a Firenze: a suo avviso quello sarebbe stato "il suo posto", in nome del pattriottismo contro i saccheggi napoleonici... peccato però che il quadro fosse stato regolarmente acquistato dal re di Francia Francesco I, quando Leonardo lavorava ad Amboise.

Nel 1913 Perruggia fu arrestato e la Gioconda tornò a casa!

lunedì 6 giugno 2011

A Fido, esempio di fedeltà

Molti conoscono la storia di Hachikō, resa internazionale dal film del 2009 diretto da Lasse Hallström, con Richard Gere...Bene! Noi vogliamo dare internazionalità anche alla nostrana storia di Fido.


Una sera del 1941, un uomo di Luco del Mugello, operaio alle Fornaci Brunori di Borgo San Lorenzo (in provincia di Firenze), trovò per strada un cagnolino ferito; lo portò a casa e lo chiamò Fido. Il cane si affezionò talmente tanto al suo padrone che lo accompagnava, ogni mattina alla fermata della corriera e ogni sera era lì ad attenderlo per riaccompagnarlo a casa.
Il 30 dicembre del 1943, Borgo San Lorenzo fu bombardato e Carlo Soriani (così si chiamava il padrone di Fido) morì sotto le bombe.


Fido continuò ad andarlo ad aspettare, quotidianamente, per i quattordici anni successivi fino al giorno della sua morte, il 9 giugno del 1958.
Poco dopo la scomparsa del cane, lo scultore Salvatore Cipolla ne realizzò un monumento che fu collocato in Piazza Dante a Borgo San Lorenzo.

venerdì 20 maggio 2011

Alla ricerca della Gioconda

Il mistero che da secoli avvolge la Gioconda, una delle opere maggiori di Leonardo da Vinci, potrebbe essere vicino a una svolta. Arrivano infatti i primi risultati dalla campagna di scavi nell'ex convento di Sant'Orsola, in cui monna Lisa, al secolo Lisa Gherardini, sarebbe stata sepolta nel 1542: potrebbe infatti essere proprio della Gioconda il cranio venuto alla luce.
L'obiettivo dichiarato dei ricercatori è quello, grazie al ritrovamento dei resti, di ricostruire il volto di monna Lisa per confrontarlo con il quadro del Louvre. Per farlo si dovrà innanzitutto analizzare il teschio ritrovato, capire se si tratti di un cranio maschile o femminile e, grazie a esami come il carbonio 14, verificare se appartenga all'epoca coeva di Lisa Gherardini. Si potrà poi procedere estrapolando il Dna, per confrontarlo con quello dei figli della monna Lisa, conservati nella cappella della famiglia Del Giocondo nella chiesa fiorentina della Santissima Annunziata.

venerdì 26 marzo 2010

XVIII edizione Giornata FAI di Primavera


Da Palazzo Chigi a Roma alla Biblioteca Braidense a Milano, dal complesso della Misericordia a Venezia al Palazzo della Banca d'Italia a Firenze. Sono 590 i monumenti che il FAI aprirà in via straordinaria in tutte le Regioni italiane sabato 27 e domenica 28 marzo nella diciottesima edizione della Giornata FAI di Primavera.

giovedì 21 gennaio 2010

le tre capitali d'Italia

L’unità d’Italia è avvenuta grazie agli eventi storici a cavallo tra il 1860 e il 1861.
Nella prima convocazione del Parlamento italiano (nel febbraio del 1861), Vittorio Emanuele II venne dichiarato primo re d'Italia.
Nel 1866, a seguito della Terza guerra di indipendenza, vennero annessi al regno d’Italia il Veneto e parte della Lombardia, sottratti all'impero austro-ungarico.
Nel 1870, con la presa di Roma, al regno viene annesso il Lazio, sottraendolo definitivamente allo Stato della Chiesa.
Roma diventò allora ufficialmente capitale d'Italia (prima lo erano state in ordine: Torino dal 1861 al 1865 e Firenze dal 1865 al 1870).

giovedì 17 dicembre 2009

Le piante del Faro: il gelsomino

Il primo ad averne qualche esemplare, in Italia, fu Cosimo I de' Medici, detto il "Gran diavolo": si invaghì tanto di questo fiorellino, che volendo esserne l'unico possessore, proibì severamente ai suoi giardinieri di regalarne anche una sola pianta e di riprodurlo in molti esemplari.
L'ordine granducale fu scrupolosamente rispettato per molti anni.
Alla fine un giovane giardiniere, volendo presentare un ricco e gentil dono alla propria fidanzata nel giorno del suo onomastico, pensò di offrirle un ramoscello di Gelsomino.
La giovane gradì moltissimo; dolente che un così bello e raro fiore dovesse avvizzire così presto, lo mise in terra per conservarlo fresco più lungamente.
Ottenne più di quanto sperasse. Il Gelsomino restò verde per tutto l'anno e nella seguente primavera gettò nuovi germogli e nuovi fiori.
Questo fiore divenne il padre, se non di tutti, almeno di buona parte dei Gelsomini che possediamo!
Il ricavo della vendita di queste pianticelle fu tanto cospicuo, che i poveri amanti divennero ben presto sposi doviziosi e felici.
Da quel tempo le giovinette toscane usano portare nel dì delle nozze un mazzetto di gelsomini, in memoria di tale avvenimento.

In Spagna il Gelsomino è l’emblema della sensualità... e lo sapeva anche Montale, come traspare dalla sua bellissima poesia "Il gelsomino notturno".


E s'aprono i fiori notturni,

nell'ora che penso a' miei cari.

Sono apparse in mezzo ai viburni

le farfalle crepuscolari.


Da un pezzo si tacquero i gridi:

là sola una casa bisbiglia.

Sotto l'ali dormono i nidi,

come gli occhi sotto le ciglia.


Dai calici aperti si esala

l'odore di fragole rosse.

Splende un lume là nella sala.

Nasce l'erba sopra le fosse.


Un'ape tardiva sussurra

trovando già prese le celle.

La Chioccetta per l'aia azzurra

va col suo pigolio di stelle.


Per tutta la notte s'esala

l'odore che passa col vento.

Passa il lume su per la scala;

brilla al primo piano: s'è spento . . .


È l'alba: si chiudono i petali

un poco gualciti; si cova,

dentro l'urna molle e segreta,

non so che felicità nuova.