Nell’italiano contemporaneo il congiuntivo è in crisi: incalzato dall’indicativo, che mira a usurparne il posto, esso è in lenta e inesorabile decadenza. Sempre più spesso, infatti, sentiamo dire: “ Non so quanti chili di ciliegie hanno comprato” anziché “non so quanti chili di ciliegie abbiano comprato”. E fin qui niente di grave, perché ormai nelle interrogative indirette l’indicativo è usato sempre più spesso del congiuntivo. Più grave, invece, è il caso in cui l’indicativo sostituisce il congiuntivo in frasi come “Mi sembra che Maria è già partita” o “credo che Paolo è tornato”. In queste frasi , infatti, l’indicativo, che è il tempo della certezza, fa letteralmente a pugni con i verbi reggenti mi sembra e credo, che esprimono opinione, incertezza e dubbio e, quindi, vorrebbero il congiuntivo. Insomma: una cosa è dire “so che hai detto la verità” e un’altra è dire “credo che tu abbia detto la verità”. Eppure nonostante la grammatica, la logica e il buon senso assegnino competenze ben distinte all’indicativo e al congiuntivo, nell’uso corrente l’indicativo tende sempre a imporsi a danno del congiuntivo. Tuttavia, sarà bene tener presente che rinunciare al congiuntivo e di conseguenza, all’opposizione indicativo/congiuntivo, cioè modo della certezza/ modo del dubbio e dell’opinione, vuole dire rinunciare a esprimere sfumature di significato tutt’altro che secondarie e inutili. Marcello Sensini, LE PAROLE, LE REGOLE; I TESTI
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lunedì 28 marzo 2011
congiuntivo: non perdiamoci "le sfumature"
Nell’italiano contemporaneo il congiuntivo è in crisi: incalzato dall’indicativo, che mira a usurparne il posto, esso è in lenta e inesorabile decadenza. Sempre più spesso, infatti, sentiamo dire: “ Non so quanti chili di ciliegie hanno comprato” anziché “non so quanti chili di ciliegie abbiano comprato”. E fin qui niente di grave, perché ormai nelle interrogative indirette l’indicativo è usato sempre più spesso del congiuntivo. Più grave, invece, è il caso in cui l’indicativo sostituisce il congiuntivo in frasi come “Mi sembra che Maria è già partita” o “credo che Paolo è tornato”. In queste frasi , infatti, l’indicativo, che è il tempo della certezza, fa letteralmente a pugni con i verbi reggenti mi sembra e credo, che esprimono opinione, incertezza e dubbio e, quindi, vorrebbero il congiuntivo. Insomma: una cosa è dire “so che hai detto la verità” e un’altra è dire “credo che tu abbia detto la verità”. Eppure nonostante la grammatica, la logica e il buon senso assegnino competenze ben distinte all’indicativo e al congiuntivo, nell’uso corrente l’indicativo tende sempre a imporsi a danno del congiuntivo. Tuttavia, sarà bene tener presente che rinunciare al congiuntivo e di conseguenza, all’opposizione indicativo/congiuntivo, cioè modo della certezza/ modo del dubbio e dell’opinione, vuole dire rinunciare a esprimere sfumature di significato tutt’altro che secondarie e inutili. Marcello Sensini, LE PAROLE, LE REGOLE; I TESTI
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giovedì 12 novembre 2009
S'i' fosse foco...
E’ da un po’ che non ci occupiamo di congiuntivo…oggi abbiamo deciso di farlo con poesia!Contemporaneamente al Dolce Stil Novo si sviluppa in Toscana, in particolare a Siena, la poesia comico realistica che rappresenta con efficace realismo gli aspetti e i sentimenti più comuni, talvolta anche volgari, della vita.
I temi cui s’ispira la poesia comico-realistica, nettamente contrapposti a quelli spirituali del Dolce Stil Novo, sono:
-l’amore ardente, appassionato e sensuale;
-la donna come creatura terrena (e non la donna angelo degli stilnovisti );
-l’esaltazione del denaro, del gioco d’azzardo, del divertimento, del piacere;
-il lamento contro la povertà e i fastidi della vita.
Questi componimenti poetici, che utilizzano un linguaggio “comico”, cioè medio, vicino a quello popolare, obbediscono a precise scelte stilistiche come l’uso dell’ingiuria e il gusto per la parola forte e violenta, per l’aggressività verbale.
Il maggior rappresentante della poesia comico-realistica è Cecco Angiolieri.
Cecco Angiolieri nacque a Siena intorno al 1260 da una famiglia nobile e ricca. Di lui abbiamo poche e frammentarie notizie. Amante dei piaceri e dei divertimenti, visse in modo sregolato. Processato più volte per debiti, fu anche bandito da Siena. Entrato in possesso dell’eredità paterna, la dilapidò e morì in miseria nel 1310 circa.
A Cecco Angiolieri si attribuiscono circa centodieci sonetti che hanno come motivi ricorrenti: la storia del suo amore schiettamente sensuale per una certa Becchina; la passione per il vino, il gioco, la taverna; l’odio nei confronti dei genitori che non gli danno sufficiente denaro per da sfogo ai suoi vizi e ai suoi piaceri.
I suoi componimenti sono caratterizzati dal gusto del violento, del colorito, dell’esagerato, del disperato.
Nel sonetto che vi presentiamo, senz’altro il più famoso del Canzoniere, Cecco Angiolieri sfoga la sua rabbia lanciando una serie di maledizioni contro il mondo intero.
Il poeta, però, grazie alla scherzosa conclusione finale, riesce a sdrammatizzare con grande abilità il tono violento e dissacrante dell’intero sonetto.
Il sonetto è stato reso ancor più famoso dal musicista Fabrizio de André, che l’ha trasformato in canzone.
S’ì fosse*foco, arderei il mondo;
S’ì fosse vento lo tempesterei ;
S’ì fosse acqua, i’ l’annegherei;
S’ì fosse Dio, mandereil’ en profondo;
S’ì fosse papa, sare’ allor giocondo,
ché tutt’i cristiani imbrigherei;
S’ì fosse ‘mperator, sa’ che farei ?
A tutti mozzerei lo capo a tondo.
S’ì fosse morte, anderei da mio padre;
S’ì fosse vita, fuggirei da lui;
similmente farìa da mi’ madre.
S’ì fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e vecchie e laide lasserei altrui.
* S’ì fosse = in italiano moderno corrisponde a “se io fossi”
giovedì 5 novembre 2009
Novembre
Riportiamo qui sotto il testo (bucato) della canzone di Giusy Ferreri, uscita un anno fa, e diventata un tormentone.Prova a coniugare al tempo giusto i verbi all’infinito tra parentesi, puoi scegliere tra passato prossimo, passato remoto e imperfetto.
Poi ascoltala e correggi l’esercizio!
Novembre
(io-difendere) _____________ le mie scelte
(io-credere) _____________nelle attese
(io-sapere) _____________ dire spesso di no
con te non (io – riuscirci) _____________.
(io-indossare) _____________ le catene
io ho i segni delle pene
lo so che non volendo ricorderò quel pugno nello stomaco.
RIT. A novembre la città (spegnersi) _____________in un istante
tu (dire) _____________basta e io (rimanere) _____________ inerme
il tuo ego (essere) _____________ sempre più forte di ogni mia convinzione.
A novembre la città si accende in un istante il mio corpo non si veste più di voglie e tu non sembri neanche più così forte come ti (credere) _____________ un anno fa novembre.
(io-dare) _____________ fiducia al buio ma ora sto in piena luce
e in bilico tra estranei che mi contendono la voglia di rinascere
RIT.
E tu (parlare) _____________ senza dire niente
(io- cercare) _____________ invano di addolcire
quel retrogusto amaro di una preannunciata fine.
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