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lunedì 28 marzo 2011

congiuntivo: non perdiamoci "le sfumature"

Nell’italiano contemporaneo il congiuntivo è in crisi: incalzato dall’indicativo, che mira a usurparne il posto, esso è in lenta e inesorabile decadenza. Sempre più spesso, infatti, sentiamo dire: “ Non so quanti chili di ciliegie hanno comprato” anziché “non so quanti chili di ciliegie abbiano comprato”. E fin qui niente di grave, perché ormai nelle interrogative indirette l’indicativo è usato sempre più spesso del congiuntivo. Più grave, invece, è il caso in cui l’indicativo sostituisce il congiuntivo in frasi come “Mi sembra che Maria è già partita” o “credo che Paolo è tornato”. In queste frasi , infatti, l’indicativo, che è il tempo della certezza, fa letteralmente a pugni con i verbi reggenti mi sembra e credo, che esprimono opinione, incertezza e dubbio e, quindi, vorrebbero il congiuntivo. Insomma: una cosa è dire “so che hai detto la verità” e un’altra è dire “credo che tu abbia detto la verità”. Eppure nonostante la grammatica, la logica e il buon senso assegnino competenze ben distinte all’indicativo e al congiuntivo, nell’uso corrente l’indicativo tende sempre a imporsi a danno del congiuntivo. Tuttavia, sarà bene tener presente che rinunciare al congiuntivo e di conseguenza, all’opposizione indicativo/congiuntivo, cioè modo della certezza/ modo del dubbio e dell’opinione, vuole dire rinunciare a esprimere sfumature di significato tutt’altro che secondarie e inutili. Marcello Sensini, LE PAROLE, LE REGOLE; I TESTI

venerdì 26 novembre 2010

Ripassiamo l'italiano con Mina

Per non perdere le buone abitudini, esercitiamoci un po', sul congiuntivo e il condizionale, con questa meravigliosa canzone della grande Mina.
Prova a fare l'esercizio e poi controlla, se è corretto, gustandoti il video!

SE TELEFONANDO

Lo stupore della notte
spalancata sul mar
ci sorprese che eravamo
sconosciuti io e te.
Poi nel buio le tue mani
d'improvviso sulle mie,
è cresciuto troppo in fretta
questo nostro amor.

Se telefonando io
(potere)_____________ dirti addio
ti (chiamare)_____________ .
Se io rivedendoti
(essere)_____________ certa che non soffri
ti (rivedere) _____________
Se guardandoti negli occhi
(sapere)_____________ dirti basta
ti (guardare) _____________ .

Ma non so spiegarti che
il nostro amore appena nato
è già finito.

Se telefonando io
(potere)_____________ dirti addio
ti (chiamare)_____________ .
Se io rivedendoti
(essere)_____________ certa che non soffri
ti (rivedere) _____________
Se guardandoti negli occhi
(sapere)_____________ dirti basta
ti (guardare) _____________ .

Ma non so spiegarti che
il nostro amore appena nato
è già finito.

giovedì 12 novembre 2009

S'i' fosse foco...

E’ da un po’ che non ci occupiamo di congiuntivo…oggi abbiamo deciso di farlo con poesia!

Contemporaneamente al Dolce Stil Novo si sviluppa in Toscana, in particolare a Siena, la poesia comico realistica che rappresenta con efficace realismo gli aspetti e i sentimenti più comuni, talvolta anche volgari, della vita.

I temi cui s’ispira la poesia comico-realistica, nettamente contrapposti a quelli spirituali del Dolce Stil Novo, sono:
-l’amore ardente, appassionato e sensuale;
-la donna come creatura terrena (e non la donna angelo degli stilnovisti );
-l’esaltazione del denaro, del gioco d’azzardo, del divertimento, del piacere;
-il lamento contro la povertà e i fastidi della vita.

Questi componimenti poetici, che utilizzano un linguaggio “comico”, cioè medio, vicino a quello popolare, obbediscono a precise scelte stilistiche come l’uso dell’ingiuria e il gusto per la parola forte e violenta, per l’aggressività verbale.

Il maggior rappresentante della poesia comico-realistica è Cecco Angiolieri.

Cecco Angiolieri nacque a Siena intorno al 1260 da una famiglia nobile e ricca. Di lui abbiamo poche e frammentarie notizie. Amante dei piaceri e dei divertimenti, visse in modo sregolato. Processato più volte per debiti, fu anche bandito da Siena. Entrato in possesso dell’eredità paterna, la dilapidò e morì in miseria nel 1310 circa.
A Cecco Angiolieri si attribuiscono circa centodieci sonetti che hanno come motivi ricorrenti: la storia del suo amore schiettamente sensuale per una certa Becchina; la passione per il vino, il gioco, la taverna; l’odio nei confronti dei genitori che non gli danno sufficiente denaro per da sfogo ai suoi vizi e ai suoi piaceri.
I suoi componimenti sono caratterizzati dal gusto del violento, del colorito, dell’esagerato, del disperato.

Nel sonetto che vi presentiamo, senz’altro il più famoso del Canzoniere, Cecco Angiolieri sfoga la sua rabbia lanciando una serie di maledizioni contro il mondo intero.
Il poeta, però, grazie alla scherzosa conclusione finale, riesce a sdrammatizzare con grande abilità il tono violento e dissacrante dell’intero sonetto.
Il sonetto è stato reso ancor più famoso dal musicista Fabrizio de André, che l’ha trasformato in canzone.

S’ì fosse*foco, arderei il mondo;
S’ì fosse vento lo tempesterei ;
S’ì fosse acqua, i’ l’annegherei;
S’ì fosse Dio, mandereil’ en profondo;

S’ì fosse papa, sare’ allor giocondo,
ché tutt’i cristiani imbrigherei;
S’ì fosse ‘mperator, sa’ che farei ?
A tutti mozzerei lo capo a tondo.

S’ì fosse morte, anderei da mio padre;
S’ì fosse vita, fuggirei da lui;
similmente farìa da mi’ madre.

S’ì fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e vecchie e laide lasserei altrui.

* S’ì fosse = in italiano moderno corrisponde a “se io fossi”