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martedì 16 marzo 2010

La Colomba Pasquale

E' un dolce, la cui preparazione richiede molta pazienza e precisione... ma ne vale davvero la pena!

Ingredienti: 600 gr di farina bianca; 250 gr di burro; 150 gr di scorze di cedro candite; 160 gr di zucchero semolato; 100 gr di latte; 25 gr di lievito di birra; 50 gr di mandorle; 30 gr di zucchero a grana grossa; 5 uova (1 intero e 4 tuorli); 1 limone; sale.

Preparazione:Impastate 200 gr di farina con il lievito sciolto in acqua tiepida e formate un panetto di giusta consistenza. Immergetelo in un recipiente di acqua tiepida dopo avervi effettuato due tagli a croce con un coltello affilato. Coprite con un coperchio finché il panetto, lievitando, verrà a galla.Versate sulla spianatoia 300 gr di farina, mezzo cucchiaio di sale e la scorza grattugiata del limone. Mescolate bene, fate la fontana e ponete al centro 150 gr di zucchero semolato, 4 tuorli, 125 gr di burro ammorbidito. Impastate il tutto aggiungendo latte tiepido. Quando la pasta sarà soda, amalgamatevi il panetto lievitato e scolato. Lavorate il tutto, fatene una palla che metterete a lievitare in una ciotola infarinata. Quando sarà aumentata di un terzo, rovesciatela sulla spianatoia, amalgamatevi 40 gr di burro ammorbidito e lavoratela per 10 minuti. Rimettete ancora la pasta a lievitare finché non avrà raddoppiato il volume. Lavoratela di nuovo aggiungendo altro burro e pezzetti di cedro candito, sbattendo energicamente la pasta per 10 minuti. Dividetela quindi in due parti: una per il corpo della colomba, l'altra per le ali. Coprite la pasta con un telo infarinato e lasciatela lievitare di nuovo. Una volta pronta e modellata mettetela sulla placca da forno, spennellatela con l'uovo sbattuto, aggiungete le mandorle e lo zucchero in granella. Infornate a 190° ma dopo 10 minuti scendete a 180° coprendo la pasta con un foglio di carta pergamena imburrato. Lasciate cuocere per 20 minuti, togliete dal forno e fate freddare.

lunedì 8 febbraio 2010

Una scorpacciata di crostoli!


Il crostolo è il dolce tipico delle feste di carnevale; è di origine veneziana ma i crostoli sono diffusi in molte regioni con nomi diversi come chiacchiere, cenci, galani.

La parola crostolo deriva dal latino crusta, che indicava una sorta di biscottino su cui i venditori ambulanti, un tempo, mettevano il gelato prima che fosse inventato il cono.

Provate anche voi a fare i crostoli, è facile! Ecco la ricetta per 4 persone.


Ingredienti

· farina 500g
· tuorli 5
· zucchero 90g
· burro 25g
· vanillina 1 bustina
· grappa bianca 2 cucchiai
· olio per friggere (meglio se di arachidi) 1 litro
· zucchero a velo qb
· sale un pizzico
· limone grattato 1


Preparazione
Fate fondere il burro in un pentolino.
Versate la farina sulla spianatoia, ammucchiatela, fate un buco nel mezzo e versatevi le uova, la grappa, il burro fuso, la vanillina, la buccia di limone grattata, un pizzico di sale. Amalgamate sino a ottenere un composto omogeneo.
Formate con la pasta una palla, avvolgetela con la pellicola alimentare e lasciatela riposare per circa 1 ora.
Trascorso questo tempo, con l’aiuto di un matterello o dell’apposita macchinetta, stendete una sfoglia sottile e ritagliatela con la rotella in rettangoli irregolari.
Versate l’olio in una padella dai bordi alti, fatelo riscaldare; quando è caldo tuffatevi i crostoli e fateli friggere fino a che risulteranno dorati e avranno formato in superficie alcune bollicine (tipiche dei crostoli).
Prelevate i crostoli con una schiumarola, sgocciolateli, sistemateli su un foglio di carta assorbente per far loro perdere l'olio in eccesso.
Spolverate i crostoli abbondantemente con lo zucchero a velo e serviteli caldi o freddi.

Buona scorpacciata!

mercoledì 20 gennaio 2010

lingue in prestito

Le parole non provenienti dal latino che fanno parte del lessico italiano provengono in buona parte dalle lingue dei popoli con cui gli italiani sono venuti in contatto, direttamente o indirettamente nei secoli, per vicende storiche, economiche, sociali, politiche e culturali.
Queste parole, che coprono una buona parte della percentuale di parole di origine non latina e che hanno arricchito il lessico italiano di termini importanti ed essenziali, sono dette prestiti, e più precisamente:
-prestiti integrati, quando sono stati adattati foneticamente, cioè hanno assunto una grafia e una pronuncia italiana, subendo mutazioni di genere (femminile e maschile) o numero (singolare e plurale), in modo da risultare parole italiane a tutt gli effetti. E' il caso di parole come "giardino" (dal franco-provenzale jardin), "bistecca" (dall'inglese beefsteak) e "zucchero" (dall'arabo súkkar);
-prestiti non integrati, quando, essendo entrati nella lingua italiana in epoca "recente", hanno conservato la loro forma (la grafia e, in certi casi, anche la pronuncia) originaria e quindi, sono invariabili (al plurale hanno la stessa forma del singolare). E' il caso di parole come "dessert" (dal francese dessert), "golpe" (dallo spagnolo golpe), "sport" (dall'inglese sport), "würstel" (dal tedesco würstel) e "robot" (dal ceco robot).